Infedeltà Coniugale Giurisprudenza, Addebito, Affido, Mantenimento. CHIAMA!

Infedeltà Coniugale Giurisprudenza, Addebito, Affido, Mantenimento. CHIAMA! - Infedeltà Giurisprudenza

  

Infedeltà Coniugale Giurisprudenza: La Cassazione ha affermato che è legittimo addebitare la separazione al marito "adultero" che frequenta assiduamente un'amica. Tale condotta mette a repentaglio il rapporto della coppia. 

 

Cassazione: l'obbligo di mantenimento viene meno se l'ex coniuge trova lavoro, anche precario, dopo la separazione.

  

  

  

  

La legge 898/1970 (legge sul divorzio) all'art. 5, comma 6, prevede la possibilità per il giudice, "tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi", di obbligare uno dei due ex coniugi a versare all'altra parte un assegno di mantenimento periodico. Nel corso del tempo l'importo di tale assegno, su istanza degli interessati, può essere modificato, e in determinati casi il diritto può addirittura venire meno.

 

 

Nel caso di specie la Suprema Corte interviene per fare chiarezza in merito a specifiche condizioni sopravvenute a seguito di separazione di due individui. A carico di uno il giudice di primo grado aveva posto l'obbligo di corrispondere un assegno periodico alla controparte, all'epoca disoccupata. Ma quando il coniuge beneficiario ha trovato impiego, l'obbligato ha proposto domanda di modifica delle condizioni originarie e, nella specie, ha chiesto al giudice di sollevarlo dall'obbligo di versamento periodico. Resisteva il beneficiario adducendo che il lavoro trovato non era a tempo indeterminato e che quindi l'ex coniuge non poteva ritenersi liberato dal vincolo di versamento.

Il criterio da adottare per decidere circa la persistenza o meno dell'obbligo al mantenimento è quello dell'effettiva capacità lavorativa del coniuge beneficiario dell'assegno di mantenimento: nel momento in cui questi sia impiegato in un'attività di lavoro, non importa a quale titolo, vengono inevitabilmente a modificarsi i presupposti in base ai quali il giudice ha originariamente concesso il beneficio all'ex coniuge creditore. Se poi, contestualmente, non si verificano modifiche in crescendo al reddito dell'ex coniuge debitore, il dovere di contribuzione può venire a mancare. La Cassazione ha così accolto la tesi del coniuge debitore, facendo dunque venir meno il diritto in capo al creditore.

 

 

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17195/2012, ha affermato che è legittimo addebitare la separazione al marito "adultero apparente" che frequenta assiduamente un'amica, visto che tale condotta mette a repentaglio il rapporto della coppia.

 

 

Insomma, la prima sezione civile, in linea con la Corte territoriale, ha riconosciuto la sussistenza di un "adulterio apparente", sulla sola base della frequentazione assidua, anche nella stessa casa familiare, con un'amica, che aveva mutato in senso negativo il comportamento dell'ex marito verso la moglie.

L'uomo a fronte della richiesta di interrompere la frequentazione con la donna, aveva apparentemente esaudito il volere della consorte ma, in realtà, aveva continuato di nascosto la frequentazione.

 

Insomma, spiegano i giudici di Piazza Cavour che, anche ricoprire la veste di semplice "accompagnatore" di un'altra donna, non si concilia con un generico rapporto di amicizia, ma mette solo in discussione la sopravvivenza stessa della famiglia.

 

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Di seguito riportiamo alcune sentenze relative alla Giurisprudenza per Infedeltà Coniugale:

 

 

Cass. 18853/2011

Infedeltà Coniugale, IL DANNO DA ADULTERIO: “SÌ AL RISARCIMENTO"

 

 

La Cassazione ha affermato un chiaro principio in materia di rapporti tra addebito della separazione per l’infedeltà del coniuge e il risarcimento dei danni conseguenti.

 

In estrema sintesi, il principio affermato: l’addebito della separazione ha i suoi presupposti e produce determinate conseguenze. Il risarcimento del danno per violazione del dovere di fedeltà segue altre regole e si fonda su requisiti diversi. Non c’è dunque collegamento necessario tra addebito e risarcimento e, se anche il coniuge tradito rinuncia alla domanda di addebito, non per questo può essergli impedito di coltivare la domanda risarcitoria. La stessa Cassazione era in realtà già intervenuta ad affermare l’ammissibilità dell’azione di responsabilità civile tra marito e moglie, ma quest’ultima pronuncia è destinata ad avere grande eco soprattutto perché si è soffermata sulla fattispecie che più di altre aveva sollevato dubbi: quella, appunto, del danno da adulterio.

 

 

 

 

 

 

Cassazione: addebito della separazione al marito che intrattiene una relazione extraconiugale

L.S. - 24/11/12 - La Corte di Cassazione, con sentenza n. 19114 del 6 novembre 2012, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un ex marito...

 

Addebito della separazione al coniuge che ha una relazione extraconiugale di natura omosessuale

24/11/12 - Con la sentenza 19114 del 6 novembre 2012, la Corte di cassazione ha affermato la legittimità dell’addebito della separazione al compagno 

Cassazione: risarcimento danni al coniuge tradito

19/09/11 - Anche le corna danno diritto al risarcimento danni. Proprio così. E' la Corte di Cassazione a stabilirlo con una sentenza...

 

 Cassazione: Addebito della separazione a marito arrogante. E il mantenimento aumenta se lei è disabile

In materia di separazione, con la sentenza n. 1239, depositata lo scorso 21 gennaio, la prima sezione civile ha spiegato che se il marito ha un atteggiamento arrogante e nei confronti della moglie, a lui può essere addebitata la separazione. Nel caso esaminato dai giudici di piazza Cavour, inoltre, la ex moglie risultava essere malata e lui si era anche concesso una relazione extraconiugale con la domestica.

 

Come se non bastasse l'uomo aveva anche abbandonato la casa senza aver fornito la prova che la crisi coniugale fosse da addebitare ad altra causa (diversa quindi dalla sua relazione extraconiugale).

 

La Corte ha poi precisato che la condizione di disabilità della moglie fa elevare l'importo dell'assegno di mantenimento dopo il rilascio della casa coniugale per un'altra abitazione adeguata alla sua infermità: ai sensi dell'art. 155 quater codice civile (disposizione inserita dall'art. 1, comma 2, l. 8 febbraio 2006, n. 54), infatti, il godimento della casa coniugale è attribuito, tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli, così come vuole la norma e così come la giurisprudenza di legittimità ha ampiamente confermato, ma l'assegnazione viene comunque considerata nella regolazione dei rapporti economici tra i coniugi.

Consulta testo sentenza n. 1239/2013

 

Cassazione: assegno divorzile ridotto alla moglie libertina

12/01/12 - La moglie che ama condurre una vita libertina e che, per questo, da uno scarso contributo alla gestione della vita familiare rischia... 

Cassazione: condannabile per maltrattamenti in famiglia chi offende la moglie che non lavora

 19/10/12 - È reato offendere la propria moglie che, non avendo un lavoro, non contribuisce al sostentamento materiale della famiglia.  

Cassazione: niente assegnazione della casa coniugale se il figlio non vi abita da tempo

N.R. - 05/09/12 - Tornando ancora una volta ad occuparsi di tematiche relative alla separazione la Corte di Cassazione (sentenza 12977/2012)

Cassazione: niente mantenimento ai figli bamboccioni

N.R. - 18/06/11 - Figli bamboccioni? Se sono maggiorenni perdono il diritto al mantenimento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione...

 

Cassazione: se reddito dichiarato dalla ex e' inattendibile, il mantenimento va ridotto

27/07/12 - In tema di mantenimento del figlio naturale, con sentenza n. 11414, depositata il 6 luglio scorso, la Corte di Cassazione ha stabilito...

 

Cassazione: impossibile disconoscere un figlio dopo due anni dalla nascita

14/07/12 - E mentre in Italia si festeggiano i 150.000 bimbi nati in provetta, a Torino c'è chi invece delle provette ne avrebbe fatto volentieri a meno. Un professionista torinese, R. B., si è visto, infatti, respingere dalla Cassazione la richiesta di disconoscere la figlia, nata nel 2002 con procreazione medicalmente assistita...

Cassazione: va assolto il padre che tarda a versare il mantenimento per temporanee difficoltà economiche

03/07/12 - Un padre che versa in ritardo l'assegno di mantenimento non può essere condannato se tale ritardo è dovuto a temporanee difficoltà... Nella convivenza more uxorio, se la donna si allontana con il figlio, perde il diritto all'assegnazione della casa.

12/06/12 - Con la sentenza n. 9371/2012 la Sezione civile I della Cassazione ha negato il diritto della convivente, che si è tenuta lontana...

Cassazione: la ex moglie va a vivere con altro uomo? Non perde il diritto al mantenimento

11/04/12 - Anche se la ex moglie è andata a vivere con un altro uomo, l'obbligo del mantenimento non viene meno...

 

Cassazione: anche marito fedifrago può chiedere separazione affermando che il proprio tradimento ha condotto alla intollerabilità della convivenza

N.R. - 18/02/12 - La Corte di Cassazione fa il punto sull'evoluzione giurisprudenziale in tema di separazione giudiziale ed evidenzia come i giudici...

Cassazione: figli bamboccioni? Stop al mantenimento se rifiutano il lavoro

N.R. - 19/01/12 - Tempi difficili per i bamboccioni. D'ora in avanti, infatti, se si rifiuta ingiustificatamente un lavoro offerto dal padre si rischia di perdere il diritto al mantenimento. È quanto stabilisce la Corte di Cassazione secondo cui chi è maggiorenne, se rifiuta un lavoro compatibile con il suo titolo di studio non può più pretendere di essere mantenuto da papà....

Cassazione: godimento della casa coniugale incide su calcolo del’assegno di mantenimento.

- 08/01/11 - Con la sentenza n. 26197 depositata il 28 dicembre 2010 la Corte di Cassazione ha stabilito che incide, ai fini della determinazione...

 

  

 

 

"RELAZIONE PLATONICA VIA WEB NON FA SCATTARE L'ADDEBITO" - Cass. 8929/2013

Nel caso di specie, la moglie aveva intrattenuto una relazione via internet, fatta di scambio di missive dal “tenore amoroso”, per oltre due anni, con un uomo che viveva in un'altra città e, di pubblico dominio, quindi le da l’onore e il decoro del coniuge tradito.

 

Il marito chiede che le sia addebitata la colpa della separazione: il Tribunale accoglie la richiesta ma la decisione viene riformata in appello.

Ricorre in Cassazione

 

 

 

 

 

"PARLAR MALE DELLA MADRE COMPORTA LA PERDITA DELL'AFFIDAMENTO" - Cass. 5847/2013 -

Con sentenza n. 5847 depositata l’8 marzo 2013, la Cassazione conferma la decisione della Corte d’Appello che aveva completamente ribaltato quella resa in precedenza dal Tribunale. Nell’ambito di un giudizio di separazione, i figli venivano dapprima affidati a entrambi i genitori con collocamento presso il padre, al quale era assegnata la casa familiare. Denigrare la figura materna, allontanando i figli dal genitore, comporta la perdita dell’affidamento.

 

Addebito della separazione al marito per l'adulterio apparente. Il testo della sentenza della separazione può essere addebitata all'ex marito anche se l'adulterio è stato solo apparente, senza consumazione del rapporto sessuale

 

 

 

 

Cass. Civ. Sez. I - 11/06/2008 n. 15557. Sospetto Infedeltà coniugale

 

La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 cod. civ. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

Il Tribunale di Treviso, con sentenza del 16 marzo 2004 pronunciò la separazione personale dei coniugi M.G. e B. G. con addebito al marito che condannò a corrispondere alla B. L’assegno mensile di mantenimento di Euro 750,00 con rivalutazione annuale secondo gli indici calcolati dall'ISTAT. L'impugnazione del M. è stata respinta dalla Corte di appello di Venezia con sentenza del 16 novembre 2004, la quale ha osservato:

a) che pur se non fosse stato dimostrato il rapporto sentimentale tra l'appellante ed una collega di lavoro, il comportamento esterno di lui era stato tale da aver offeso la dignità e l'onore della moglie: come era accaduto allorquando egli aveva pernottato in un albergo insieme a costei, perciò incorrendo in una grave violazione dei doveri coniugali;

b) che spettava pertanto al marito dimostrare che l'affectio maritalis era comunque già venuta meno tra i coniugi; la dove egli si era limitato a prospettare una serie di ritorsioni della moglie del tutto irrilevanti per giustificare la condotta infedele di lui;

c) che correttamente il Tribunale aveva posto a carico del M. un assegno di mantenimento; attesa la sproporzione fra i redditi percepiti dai coniugi; e non avendo la B. l'obbligo di alienare la propria quota di proprietà della casa coniugale onde mantenere il pregresso tenore di vita.

Mentre per quel che riguardava la parte di eredità ricevuta dal padre di costei, il M. non aveva fornito alcuna prova circa la sua reale consistenza.

Per la cassazione della sentenza quest'ultimo ha proposto ricorso per 4 motivi; cui resiste la B. con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Il Collegio deve, anzitutto, dichiarare inammissibile il controricorso perchè notificato al ricorrente il 26 aprile 2005, dopo la scadenza del termine di 20 giorni concesso dall'art. 370 cod. proc. civ.; decorrente dal termine stabilito per il deposito del ricorso; che nel caso si è verificata in data 16 febbraio 2005.

Con il primo motivo, il ricorrente, deducendo violazione degli artt. 151 e 2697 cod. civ., nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto che il rapporto intercorso tra lui e la collega comportasse una grave violazione degli obblighi matrimoniali e giustificasse il venir meno dell'affectio maritalis, senza considerare: a) che doveva in ogni caso accertarsi la reiterazione e la gravità del comportamento trasgressivo, soltanto apoditticamente affermato dalla Corte di appello, che aveva fondato la decisione soltanto sulla sua permanenza nel corso di una notte nella medesima camera di albergo occupata dalla collega; b) che occorreva altresì valutare in modo globale il comportamento di entrambi i coniugi; laddove la sentenza impugnata si era limitata semplicemente a qualificare come ritorsione i comportamenti tenuti dalla moglie e non aveva considerato quelli di lui rivolti a superare le tensioni creatasi nella coppia ed a ripristinare l'armonia familiare; c) che doveva in ogni caso dimostrarsi l'esistenza di un nesso di causalità tra i comportamenti a lui addebitati e l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Il motivo è infondato.

Questa Corte, in riferimento ai presupposti della pronuncia dell'addebito ai sensi dell'art. 151 c.c., comma 2, ha ripetutamente affermato che siffatta pronuncia richiede di accertare se uno dei coniugi abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio espressamente indicati nell'art. 143 cod. civ., e perciò costituenti oggetto di una norma di condotta imperativa: fra i quali è indicato l'obbligo della fedeltà, strettamente connesso a quello della convivenza e da intendere non soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniugo, di non tradire la fiducia reciproca, ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio.

In effetti la nozione di fedeltà coniugale va avvicinata a quella di lealtà, la quale impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda.

Ha tuttavia avvertito la giurisprudenza che il giudice non può fondare la pronuncia di addebito sulla mera inosservanza dei doveri di cui all'art. 143 cod. civ., dovendo, per converso, verificare l'effettiva incidenza delle relative violazioni nel determinarsi della situazione di intollerabilità della convivenza. Ed il collegio deve ribadire che a tale regola non si sottrae l'infedeltà di un coniuge, la quale pur rappresentando una violazione particolarmente grave, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, può essere rilevante al fine dell'addebitabilità della separazione soltanto quando sia stata causa o concausa della frattura del rapporto coniugale, e non anche, pertanto, qualora risulti non aver spiegato concreta incidenza negativa sull'unità familiare e sulla prosecuzione della convivenza medesima: come avviene allorquando il giudice accerti la preesistenza di una rottura già irrimediabilmente in atto, perciò autonoma ed indipendente dalla successiva violazione del dovere di fedeltà (Cass. fin da sez. un. 2494/1982, nonchè 1198/1984; e da ult. Cass. 25618/2007 13592/2006; 8512/2006);

Da qui il dovere posto ripetutamente dalla giurisprudenza a carico del giudice del merito di procedere ad un accertamento rigoroso e ad una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, onde stabilire se l'infedeltà di un coniuge (come in genere ogni altro comportamento contrario ai doveri del matrimonio) possa essere rilevante al fine dell'addebitabilità della separazione, essendo stata causa o concausa della frattura del rapporto coniugale, ovvero se non risulti aver spiegato concreta incidenza negativa sull'unità familiare e sulla prosecuzione della convivenza.

A questi principi si è attenuta la Corte di appello, la quale ha dichiarato di condividere la valutazione dei primi giudici secondo cui il M. era venuto meno all'obbligo della fedeltà per aver instaurato una relazione sentimentale con la collega di lavoro D.E. che egli frequentava assiduamente portandola con sè nei viaggi di lavoro, durante i quali in un'occasione ricordata dalla stessa D. avevano pernottato nella medesima stanza di albergo; e ne ha confermato la conclusione che proprio tale relazione extraconiugale del marito aveva inciso in modo decisivo sulla crisi dell'unità familiare.

Ha aggiunto, con riguardo a quest'ultimo profilo che nel caso concreto nessuna risultanza istruttoria consentiva di ipotizzare la preesistenza di una crisi tra i coniugi, peraltro neppure prospettata dal M., il quale si era limitato ad indicare tutta una serie di asserite ritorsioni della moglie alla sua condotta infedele e alla stessa successive; che dunque, pur se dimostrate, valevano semmai a confermare che l'unica causa della frattura del rapporto coniugale era proprio la relazione extraconiugale intrapresa da M.

Infine ha risposto anche al motivo di appello con cui quest'ultimo assumeva che il rapporto con la collega era soltanto di amicizia trasformata dalla immaginazione e dalla gelosia della moglie:

osservando che una tale prospettazione, pur se dimostrata, non gli arrecava alcun giovamento sia perchè confermava la sussistenza della relazione stabile con la D., sia perchè si traduceva in una violazione del dovere di lealtà ed ancora una volta in quello di fedeltà. Ed in tal modo correttamente applicando il principio ripetutamente enunciato dalla giurisprudenza di legittimità che la relazione di un coniugo con estranei rende addebita-bile la separazione ai sensi dell'art. 151 cod. civ. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà; e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comportando comunque offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniugo (Cass. 6834/1998; 3511/1994).

Per cui nelle considerazioni suddette che rendono chiaro il percorso argomentativo che fonda la decisione, non è riscontrabile, neppure, la mancanza od insufficienza di motivazione lamentata dal ricorrente;

mentre le diverse valutazioni in fatto prospettate con la doglianza non possono trovare ingrosso nel presente giudizio di legittimità, nel quale le valutazioni operate dal giudice del merito dei fatti e delle risultanze probatorie non sono censurabili, ove il convincimento dello stesso giudice sia - come nel caso di specie - sorretto da motivazione immune da vizi logici e giuridici.

Con il secondo motivo del ricorso, il M., deducendo violazione dell'art. 156 cod. civ., nonchè insufficiente e contraddittoria motivazione, lamenta che la Corte territoriale nella determinazione dell'assegno non abbia tenuto conto della sua situazione debitoria, che invece andava comunque considerata a prescindere dalla prova che essa fosse stata per ragioni familiari.

Con il terzo motivo, deducendo violazione dell'art. 151 cod. civ. si duole che la sentenza non abbia considerato neppure i cespiti immobiliari appartenenti alla moglie, fra i quali la comproprietà della casa coniugale, erroneamente interpretando i principi enunciati dalla decisione 5492/2001 di questa Corte; e disattendendo l'obbligo di valutarne con specifica motivazione l'idoneità a procurare utilità: altrimenti ponendosi a carico dell'obbligato a corrispondere l'assegno l'eventuale inutilizzazione dei medesimi da parte del beneficiario.

Con il quarto motivo, deducendo violazione della L. n. 878 del 1990, art. 5, si duole che la Corte di appello abbia posto a suo carico l'onere di dimostrare consistenza e redditività dei cespiti ereditati dalla moglie; sulla quale, invece gravava ogni documentazione inerente al suo patrimonio familiare.

Anche queste censure sono infondate.

L'art. 156 cod. civ. attribuisce al coniuge al quale non sia addebitabile la separazione il diritto di ottenere dall'altro un assegno di mantenimento, tutte le volte in cui egli non sia in grado di mantenere, durante la separazione, con le proprie potenzialità economi che, il tenore di vita che aveva in costanza di convivenza matrimoniale, sempre che questo corrispondesse alle potenzialità economiche complessive dei coniugi e vi sia fra loro una differente redditualità che giustifichi l'assegno con funzione riequilibratrice.

Pertanto il giudice, al fine di stabilire se l'assegno sia dovuto, deve prioritariamente valutare il suddetto tenore di vita, e quindi stabilire se il coniugo richiedente sia in grado di mantenerlo in regime di separazione con i mezzi propri, essendo la mancanza di tali mezzi condizione necessaria per avere diritto all'assegno (Cass. 4 aprile 1998, n. 3490; 14 agosto 1997, n. 7630; 27 giugno 1997, n. 5762; 27 febbraio 1995, n. 2223).

Il tenore di vita matrimoniale deve, poi, essere accertato in via presuntiva, sulla base dei redditi complessivamente goduti dai coniugi durante la convivenza matrimoniale, con particolare riferimento al momento della sua cessazione, tenendosi conto non solo dei redditi di lavoro di ciascun coniuge, ma anche dei redditi di ogni altro tipo, nonchè delle utilità derivanti dai beni immobili di loro proprietà, ancorchè improduttivi di reddito.

Proprio a tali principi si è attenuta la Corte di appello la quale ha preso in esame non soltanto i redditi di lavoro di ciascuno dei coniugi, ma anche il loro patrimonio immobiliare, pervenendo alla conclusione non contestata dal M. che sussisteva un notevole squilibrio tra le due posizioni economiche posto che i redditi di quest'ultimo erano almeno tre volte superiori a quelli della moglie;

per cui a nulla rileva che la B. fosse comproprietaria (con il marito) della casa coniugale perchè tale circostanza, costituendo un'utilità valutabile in misura pari al risparmio di spesa che occorrerebbe sostenere per godere di quell'immobile a titolo di locazione, è stata apprezzata dai giudici di merito proprio per determinare l'entità dello squilibrio sussistente tra le loro rispettive posizioni economiche, nonchè di conseguenza la misura dell'assegno posto a carico del ricorrente. E perchè d'altra parte anche il patrimonio immobiliare della richiedente e gli eventuali suoi redditi patrimoniali non erano in grado di assicurarle il raggiungimento di detto equilibrio e, quindi, il mantenimento del pregresso tenore di vita, per cui del tutto correttamente la Corte territoriale ha ritenuto che il bilanciamento dei rispettivi interessi, nel quadro di quelli della famiglia nel suo insieme, potesse conseguirsi attesa la più elevata posizione economica del coniugo obbligato, solo attraverso la corresponsione di un assegno di mantenimento, anche perchè consentiva alla B. di conservare il pregresso tenore di vita senza intaccare il suo patrimonio immobiliare (Cass. 5492/2001).

Eguali considerazioni valgono in ordine: a) ai debiti asseritamente contratti dal M. e nuovamente menzionati in modo del tutto generico in questa sede di legittimità, ritenuti dalla sentenza impugnata inidonei a modificare l'accertata sproporzione tra le condizioni economiche dei coniugi, a prescindere dal fatto (perciò non considerato determinante, nè decisivo) che non vi era neppure la prova che essi fossero stati contratti per provvedere ai bisogni della famiglia; b) alla quota della casa paterna ereditata dalla B.; in relazione alla quale costei, pur onerata della prova di impossidenza di sostanze o di redditi, non era tenuta a dante dimostrazione specifica e diretta, ed aveva assolto all'onere su di lei gravante, dimostrando che essa versava in una situazione patrimoniale inidonea a consentirle il precedente tenore di vita.

Sicchè spettava all'altro coniuge di contestare la pretesa inesistenza o insufficienza di redditi o sostanze, indicando beni o proventi idonei ad evidenziare l'infondatezza della domanda; e su di lui gravava l'onere di fornire la prova che in realtà la moglie possedeva cespiti immobiliari di tale entità e redditività da escludere il diritto all'assegno. Laddove la sentenza impugnata ha correttamente osservato che tale prova non poteva ritenersi raggiunta non avendo il M. neppure indicato la tipologia di immobile ereditata dalla moglie e trattandosi di acquisto di quota ereditaria, neppure se lo stesso fosse da lei direttamente utilizzabile ed in quale misura: perciò escludendone l'idoneità a compensare lo squilibrio patrimoniale esistente tra le parti (Cass. 17136/2004;7061/1986; 5970/1981).

In conclusione, il ricorso va respinto con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in favore della B. in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per onorario di difesa, oltre IVA ed accessori come per legge.

 

  

L'affidamento dei figli in caso di separazione è oggi disciplinato dalle norme introdotte con la Legge n. 54 dell'8 febbraio 2006.

 

In caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Pertanto, in sede di separazione e salvo diverso accordo tra i coniugi, il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori (affidamento condiviso) oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati (affidamento esclusivo), sempre e comunque considerando l'esclusivo interesse della prole.

Il giudice determina inoltre i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione della prole..

 

Il coniuge affidatario in via esclusiva avrà la potestà sui figli oltre all'amministrazione e l'usufrutto legale sui loro beni.

Il genitore divorziato non affidatario conserverà l'obbligo (ma anche il diritto) di mantenere, istruire ed educare i figli.

Il genitore non affidatario è tenuto a versare un assegno di mantenimento per la prole.

L'assegno viene versato mensilmente e devono essere corrisposte anche le somme relative alle spese considerate straordinarie (ad es. quelle scolastiche, ricreative, mediche, sportive o per le vacanze). L'importo, per legge, deve essere rivalutato annualmente secondo gli indici ISTAT.

Il giudice può anche stabilire un assegno a favore dei figli maggiorenni, da versare a loro direttamente, quando non abbiano adeguati redditi propri.

L'art. 155-quater del codice civile stabilisce che l'interesse dei figli è anche determinante

 

 

Cass. civ. sez. I, 9 giugno 2000, n. 7859

La reiterata violazione, in assenza di una consolidata separazione di fatto, dell'obbligo della fedeltà coniugale, particolarmente se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave dell'obbligo della fedeltà coniugale, che, determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi di regola causa della separazione personale dei coniugi e quindi circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale. Nè ad escludere la rilevanza della infedeltà è ammissibile la qualificazione della stessa quale reazione a comportamenti dell'altro coniuge, non essendo possibile una compensazione delle responsabilità nei rapporti familiari, e potendo invece essere addebitata la separazione a entrambi i coniugi, ove sussistano le relative domande. (Nella specie il giudice di merito, con la sentenza annullata con rinvio dalla S.C., pur in presenza dell'ammissione da parte del marito della relazione adulterina intrattenuta, aveva affermato che nel fallimento dell'unione coniugale aveva avuto un'incidenza decisiva la condotta della moglie, caratterizzata dall'impiego di espressione spiccatamente volgari e oscene nei confronti del coniuge - con coinvolgimento anche dei figli - omettendo l'esame dei fatti rilevanti nel loro complesso, nel rispetto dei criteri suindicati, oltre che inadeguatamente accertando le stesse circostanze di fatto concretamente valorizzate).

 

 

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO - Infedeltà Giurisprudenza

Investigatore Private Codice Deontologico

Considerata la rilevanza dell’attività di investigatore privato, nel cui ambito vanno annoverate altresì le figure dell’informatore commerciale e dell’operatore di sicurezza ed al cui esercizio accedono le persone munite di specifici requisiti espressamente previsti dalla legge, previa apposita autorizzazione di polizia. Considerata, inoltre, la delicatezza delle singole operazioni effettuate nello svolgimento della attività investigativa, le quali spesso comportano l’ingerenza, con le informazioni assunte, nella sfera privata del destinatario della medesima, con evidenti ripercussioni di carattere giuridico ed etico. Vista, peraltro, la nuova normativa assunta dal Legislatore Italiano, il quale, in applicazione di una direttiva comunitaria, ha regolamentato e tutelato la riservatezza (c.d. privacy) delle persone fisiche e giuridiche, introducendo notevoli limiti all’utilizzo dei dati personali. Ritenuta, conseguentemente, la necessità di stabilire regole omogenee per la categoria professionale degli investigatori privati ad integrazione delle norme previste sia dal T.U.L.P.S. di cui al R.D. n. 773/1931 ed al relativo Regolamento di Esecuzione, sia dalla L. 675/1996. Viste le disposizioni previste dagli artt. 134 – 137 del R.D. n. 773/1931, dagli artt. 257 e ss. del Regolamento di Esecuzione del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, del D.L.vo n. 271 del 28 luglio 1989 e degli artt. 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale nonché quelle stabilite dalla Legge 31 dicembre 1996 n. 675 e dai successivi provvedimenti del Garante – tra cui quello assunto in data 27 novembre 1997 b, 2/1997 “Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale de 29 novembre 1997 n. 279 e provvedimento n. 6 del 29.12.1997. La Federpol – Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, per le Informazioni Commerciali e per la Sicurezza -, associazione professionale a carattere nazionale rappresentativa degli interessi dei titolari di autorizzazioni governative, ai sensi degli artt. 134 e ss. del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza e 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale adotta il seguente Codice deontologico. L’attività professionale di Investigatore privato, nella sua più ampia accezione, è improntata alla scrupolosa osservanza delle regole fondamentali di integrità morale, responsabilità professionale e riservatezza oltre il normale rispetto di tutte le leggi vigenti.

Capo 1
Principi generali

Titolo I
Affidamento ed integrità morale

Art. 1 L’investigatore privato, nell’esercizio dell’attività professionale, deve osservare scrupolosamente le normali regole di correttezza, dignità, sensibilità e alta professionalità, anche fuori dall’ambito lavorativo deve mantenere irreprensibile condotta, posto che nell’esplicare il delicato compito affidatogli dal cliente, l’investigatore non compie solo atti di interesse privato ma anche una precipua funzione sociale di pubblica utilità, affiancandosi, nei casi previsti dalla Legge, alle Forze dell’Ordine.
Art. 2 Assume particolare rilievo il comportamento che l’investigatore deve tenere nei confronti del Cliente: costituisce suo primo dovere quello di informare quest’ultimo su tutte le norme che regolano l’attività investigativa e sulle conseguenze giuridiche derivanti dall’azione svolta dall’operatore, con particolare riferimento alle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996.
Art. 3 L’atteggiamento che l’investigatore privato deve tenere nei confronti dei terzi, siano essi privati cittadini o pubbliche autorità, va improntato a criteri di massima disponibilità e di generale rispetto, sempre nei limiti previsti dalle leggi vigenti. Nei confronti degli organi a cui l’investigatore è sottoposto al controllo deve prestare la massima collaborazione sia nel fornire tutti necessari chiarimenti sullo svolgimento dell’attività investigativa, che nel prestare la propria opera nei casi in cui gli viene chiesto un intervento di ausilio per i fini di giustizia.
Art. 4 Il titolare della licenza nonché i suoi collaboratori, previamente segnalati alla Prefettura di competenza, devono sempre assolvere i propri doveri professionali con il massimo scrupolo ed impegno evitando sempre ed in ogni caso di commettere atti limitativi della libertà individuale. In particolare, gli stessi, nell’essere tenuti alla massima riservatezza sulle informazioni acquisite nell’esercizio della attività investigativa, devono provvedere all’osservanza scrupolosa delle disposizioni previste dalla L. 675/1996 concernente la tutela della privacy.
Art. 5 Nel rispetto delle norme di legge e della deontologia professionale, l’investigatore privato deve rappresentare e/o difendere il suo cliente in maniera tale che il suo interesse prevalga sul proprio e su quello di un collega o di terzi in generale; se egli non ritiene di essere in grado di assolvere all’incarico assunto, deve rinunciare espressamente all’incarico.

Titolo II
Segreto Professionale

Art. 6 Dovere fondamentale dell’investigatore, soprattutto in riferimento al rispetto della normativa sulla privacy richiamata all’art. 4, è quello di informare il Cliente sulla segretezza delle informazioni acquisite nei confronti del destinatario dell’investigazione, nei casi in cui è esentato dall’informare quest’ultimo di essere in possesso dei suoi dati personali; nonché di rendere edotto il committente quando lo stesso è esonerato dal richiedere il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati acquisiti.
Art. 7 Indipendentemente dalla corretta e scrupolosa osservanza delle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996, i rapporti che deve tenere l’investigatore privato con la stampa, televisiva o giornalistica, devono essere improntati al rispetto ed alla tutela della riservatezza delle notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio. In particolare, nei casi rari in cui non è tenuto ad osservare il dovere di segretezza e riservatezza, l’investigatore privato deve, comunque, valutare molto attentamente le conseguenze che possono derivare dalla notizie fornite ai mezzi di comunicazione, mediante il rilascio di dichiarazioni equilibrate e, di certo, mai lesive della dignità professionale di un altro collega o dell’intera categoria.
Art. 8 Ogni forma di pubblicità commerciale è libera, l’investigatore privato può intraprendere ogni iniziativa che ritenga più opportuna per pubblicizzare la propria attività; non sono ammesse né forme di pubblicità fuorviante, volte a reclamizzare prestazioni professionali non rientranti nell’ambito del titolo di polizia rilasciato all’investigatore privato, né forme di pubblicità cd. ingannevole, tali da indurre la Clientela a ritenere possibili prestazioni che non possono essere espletate legittimamente dall’intestatario del titolo di polizia. Ogni abuso sarà perseguito in sede civile e penale ed attraverso l’azione disciplinare così come prevista dal presente codice negli articoli che seguono.

Titolo III
Conferimento ed estinzione del mandato

Art. 9 Il titolare dell’autorizzazione di polizia non può delegare ad altri la direzione dell’attività investigativa; nel caso in cui si avvalga dell’opera di collaboratori deve impartire puntuali direttive ed indicazioni operative al fine del corretto svolgimento delle investigazioni e gli operatori non potranno, per nessun motivo, assumere decisioni o intraprendere iniziative senza l’assenso dell’investigatore privato.
Art. 10 L’investigatore privato può usufruire dell’operato di un collega per lo svolgimento di incarichi particolarmente complessi e previa comunicazione al Committente che deve esprimere il proprio consenso, anche in ordine al compenso per la prestazione effettuata dal collega collaboratore.
Art. 11 L’investigatore, prima di accettare un incarico professionale, deve valutare attentamente se sussistano casi di incompatibilità rispetto ad altri servizi precedentemente assunti; in particolare deve verificare la sussistenza o meno di conflitti di interessi tra i vari Committenti e se, del caso, rinunciare ad uno degli incarichi conferitigli.
Art. 12 Data la natura di attività di libero professionista, l’investigatore privato deve mantenere una posizione di imparzialità ed indipendenza anche quando aderisce ad organizzazioni societarie od associative aventi natura politica e/o partitica; non può, pertanto, mai farsi condizionare nello svolgimento della sua attività e tanto meno alterare il risultato della prestazione al fine di favorire l’organismo al quale appartiene.
Art. 13 L’investigatore privato, che è tenuto ad ottenere un esplicito mandato dal Committente che tenga soprattutto conto delle disposizioni previste dalla Legge n. 675/1996, deve rinunciare all’incarico quando lo stesso risulta contrario a leggi o regolamenti ovvero comporti l’espletamento di servizi espressamente vietati dalle leggi vigenti ovvero ancora possa ostacolare il normale svolgimento di indagini di polizia giudiziaria.
Art. 14 L’investigatore privato non può accettare l’incarico di un nuovo Cliente se la riservatezza sulle informazioni fornite da un vecchio Cliente rischia di essere violata o quando la conoscenza da parte dell’investigatore degli affari del vecchio Cliente avvantaggerebbe il nuovo.
Art. 15 Le norme di cui sopra sono ugualmente applicabili nel caso di esercizio della professione in forma societaria suscettibile, comunque, di far nascere uno dei conflitti di interessi descritti negli articoli 12, 13 e 14. Art. 16 L’investigatore privato non può utilizzare, per nessun motivo, le notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio, meno che mai al fine di trarre per sé o per altri un beneficio diretto od indiretto; la sua posizione deve essere sempre improntata alla massima correttezza e serietà professionale, soprattutto quando la natura delle informazioni in suo possesso è particolarmente delicata.

Titolo IV
Determinazione del compenso

Art. 17 L’investigatore privato è tenuto a rispettare, nello stipulare i contratti di prestazione professionale, i limiti tariffari previsti dalle tabelle, debitamente affisse alla visione del pubblico nella sede dell’Istituto, approvate dalla Prefettura di competenza, al fine di evitare forme di concorrenza sleale.
Art. 18 L’onorario richiesto dall’investigatore privato deve essere illustrato al Cliente in tutte le sue voci e deve essere equo e pienamente giustificato.
Art. 19 L’investigatore non deve concludere patti con i quali il compenso sia riferibile al risultato ottenuto; in particolare non deve stipulare accordi con il Cliente che obbligano quest’ultimo a riconoscere all’investigatore una parte del risultato, sia esso somma di denaro o qualsiasi altro bene o valore conseguito a conclusione dell’attività investigativa.
Art. 20 Quando l’investigatore privato richiede il versamento di un acconto sulle spese e/o sulle tariffe applicate, questo non deve andare al di là di una ragionevole stima dei prezzi legittimamente praticati, in base al tariffario approvato dalla competente Prefettura, e dei probabili esborsi richiesti dalla natura dell’incarico investigativo.
Art. 21 Non è assolutamente ammesso dividere i compensi derivanti dall’incarico investigativo con persone che non siano anch’esse persone appartenenti alla categoria professionale.
Art. 22 L’art. 21 non si applica per quanto riguarda le somme o corrispettivi di qualsiasi natura versati da un investigatore privato agli eredi di un collega deceduto o a un collega che si sia ritirato nel caso di suo subingresso, quale successore nelle pratiche già seguite da tale collega.

Titolo V
Assicurazione per la responsabilità professionale

Art. 23 Non è obbligatorio ma sicuramente auspicabile che, a garanzia dell’attività esercitata, l’investigatore privato, oltre la cauzione versata alla Prefettura di competenza al momento del rilascio del titolo di polizia, stipuli apposita assicurazione per la propria responsabilità professionale entro i limiti ragionevoli, tenuto conto della natura e della portata dei rischi che si assume nel corso della sua attività..

Titolo VI
Rapporti con la Prefettura e la Questura territorialmente competente

Art. 24 L’investigatore privato deve esplicare le attività per le quali ha ottenuto espressamente l’autorizzazione di polizia, che è tenuto a rinnovare annualmente, seguendo le direttive impartitegli dalla Prefettura competente territorialmente, attenendosi, altresì, alle leggi vigenti in materia.
Art. 25 L’investigatore privato, titolare della licenza ex art. 134 T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/1931, è tenuto a dirigere personalmente l’attività, per la quale risponde nei confronti dei terzi e delle Amministrazioni addette al suo controllo, non potendo in alcun modo delegare nessuno a tali compiti.
Art. 26 L’investigatore privato deve, in particolare, annotare sul registro delle operazioni giornaliere, la cui tenuta è obbligatoria ai sensi dell’art. 135 T.U.L.P.S. e del relativo Regolamento di esecuzione, previamente vidimato dalla Autorità di Polizia competente: A) il nome, la data e luogo di nascita delle persone per le quali gli affari o le operazioni sono compiute. B) la data e la specie delle medesime, l’onorario convenuto e l’esito dell’operazione. C) gli estremi del documento di identità o di altro documento avente valore equipollente.
Art. 27 Costituisce un dovere dell’investigatore prestare la sua opera a favore dell’Autorità di P.S. che ne faccia apposita richiesta, aderendo, altresì, a tutte le istanze dalla stessa rivoltegli anche ai fini del controllo sull’attività dall’investigatore privato.
Art. 28 L’investigatore privato deve, prima di assumere personale addetto alla collaborazione nell’esercizio dell’attività professionale, provvedere a comunicare alla Prefettura territorialmente competente i singoli nominativi, la quale ne prenderà atto.
Art. 29 Il Questore è istituzionalmente preposto al controllo operativo sul corretto esercizio dell’attività dell’investigatore privato, il quale è tenuto a prestare la massima collaborazione nel caso di richieste ed ispezioni di controllo.

Titolo VII
Rapporti tra Investigatori Privati

Art. 30 Lo spirito di colleganza esige un rapporto di fiducia tra gli investigatori privati nell’interesse dei loro Clienti; esso non deve mai porre gli interessi degli investigatori privati in contrasto con quelli di giustizia, soprattutto quando opera nell’esercizio dell’attività investigativa per la difesa penale.
Art. 31 L’investigatore privato riconoscerà come colleghi tutti gli investigatori che hanno ottenuto la prescritta autorizzazione di polizia rilasciata dalla Prefettura di competenza. Art. 32 Data la natura estremamente delicata dell’attività esercitata dall’investigatore privato, tutte le
comunicazioni tra i colleghi sono da considerarsi confidenziali. Ciò significa che l’investigatore privato non rileva le comunicazioni a terzi e non trasmette copia della corrispondenza stessa al suo Cliente; quando tali comunicazioni sono fatte per iscritto devono portare, comunque, la dicitura “confidenziale”.
Art. 33 Nel caso in cui il destinatario non sia in grado di dare alla corrispondenza il carattere “confidenziale” sarà tenuto a rinviarla al mittente senza rivelarne il contenuto.
Art. 34 L’investigatore privato non può richiedere un compenso o quant’altro ad un suo collega né ad un terzo né accettare un onorario per avere indirizzato o raccomandato un cliente.
Art. 35 L’investigatore privato non può, altresì, versare ad alcuno un compenso o quant’altro quale contropartita per la presentazione di un cliente.
Art. 36 L’investigatore privato non può assumere un incarico investigativo od informativo se è a conoscenza del fatto che il potenziale cliente è già assistito professionalmente da un collega, a meno che il committente (cliente) non lo sollevi espressamente da tale obbligo nel mandato ovvero che il collega comunichi di aver rinunciato al servizio.
Art. 37 L’investigatore privato nel caso in cui sostituisce un collega in un servizio investigativo od informativo, deve previamente dare comunicazione a quest’ultimo ed essersi assicurato che sono state prese tutte le disposizioni necessarie per il regolamento delle spese e dei compensi dovuti al sostituito. Questo obbligo non rende, tuttavia, l’investigatore privato responsabile per il pagamento del compenso al suo predecessore.
Art. 38 Se debbono essere effettuati dei servizi urgenti nell’interesse del Cliente, prima che possano essere espletate le formalità previste dall’art. 37, l’investigatore privato ha il potere-dovere di farlo a condizione però d’informare immediatamente il collega che egli ha sostituito.
Art. 39 L’investigatore privato incaricato di affiancarsi ad un collega in un determinato servizio deve informare quest’ultimo. Le norme del suddetto codice deontologico sono, avvenuta l’approvazione da parte degli organi direttivi centrali, immediatamente operative nei confronti dei singoli associati alla Federpol, i quali sono tenuti al loro rigoroso rispetto. In caso di inosservanza delle disposizioni sopra elencate, gli associati saranno sottoposti al procedimento disciplinare di seguito indicato.

Procedimento disciplinare

Art. 40 I provvedimenti disciplinari che possono essere adottati nei confronti degli associati, in caso di violazione delle norme comportamentali descritte nel presente codice sono: A) Richiamo scritto: che consiste in un richiamo in ordine alla violazione compiuta e l’avvertimento che ciò non abbia più a ripetersi. B) Censura: consistente in una formale dichiarazione della violazione e del conseguente biasimo. C) Sospensione: ovvero l’inibizione, per un tempo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno dalla qualità di associato con la relativa impossibilità di partecipare alle attività sociali. D) Espulsione: consistente nella perdita definitiva della qualità di associato e nella conseguente cancellazione dal libro dei soci.
Art. 41 E’ possibile altresì comminare la sospensione cautelare, la quale costituisce un particolare strumento col quale l’associato temporaneamente viene sospeso dalla sua qualità, nel caso in cui lo stesso viene a trovarsi nelle seguenti condizioni: 1) ricoverato presso l’ospedale psichiatrico o in casa di custodia o cura. 2) sottoposto all’applicazione di una misura di sicurezza non detentiva di cui all’art. 25 c.p. ovvero all’applicazione provvisoria di una pena accessoria o di una misura di sicurezza.
Art. 42 Può essere altresì comminata la sospensione cautelare nel caso in cui l’investigatore privato associato sia sottoposto a sorveglianza speciale, ovvero sia destinatario di un mandato od ordine di arresto.
Art. 43 Il richiamo scritto può essere inflitto quando l’investigatore privato associato, nel violare una delle disposizioni del presente codice, dimostra superficialità e negligenza tale, comunque, da non arrecare danni a terzi (Cliente, collega o quant’altro).
Art. 44 La censura può essere determinata nel caso di più violazioni che rientrano nel richiamo scritto avvenute nel corso di due anni, se di diversa specie, di un anno nel caso di violazione della medesima specie.
Art. 45 La sospensione riguarda, invece, comportamenti violativi delle norme del presente codice frutto di attività dolosamente diretta ad arrecare ad altri un ingiusto danno e/o arrecare a sé o ad altri un indebito profitto o utilità.
Art. 46 L’espulsione può avvenire nei casi in cui l’associato, oltre ad aver compiuto più atti volutamente ed intenzionalmente violativi delle disposizioni sopra riportate, adotti comportamenti in aperto contrasto con i doveri di associato o che comunque arrechino danno e pregiudizio all’immagine della Federpol; può essere, altresì, espulso l’associato nel caso in cui, a seguito di comportamenti abusivi, gli venga revocata la licenza di polizia dalla Prefettura territorialmente competente.

La procedura amministrativa

Art. 47 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari del Richiamo scritto e della Censura è il Consiglio della Regione presso la quale risulta svolgere l’attività l’investigatore privato sottoposto a procedimento disciplinare; in sede di appello è competente a decidere il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma.
Art. 48 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari della Sospensione (anche cautelare) e della Espulsione è il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma; in sede di appello, per i soli casi di sospensione, potrà essere adito il Consiglio Nazionale.
Art. 49 Le decisioni prese e non appellate o confermate in sede di appello sono definitive.
Art. 50 Il procedimento disciplinare inizia o d’ufficio o su istanza della parte interessata; non appena perviene all’organo competente (Consiglio Regionale o Collegio Probiviri), questi svolge una sommaria istruttoria sui fatti per valutarne la fondatezza e la rilevanza, nonché la propria competenza a giudicare, informando contestualmente, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, l’investigatore interessato. Nel caso di conflitto di competenza, tra i Consigli Regionali o con il Collegio dei Probiviri, la decisione spetta al Consiglio Nazionale, cui vengono trasmessi gli atti dagli organi in contrasto, i quali danno avviso alla parte interessata, la quale nei 10 giorni successivi può far pervenire le sue osservazioni ai fini della decisione sul conflitto.
Art. 51 L’organo adito può: 1.- archiviare la procedura, qualora risulti infondata o irrilevante la notizia. La rinuncia del denunciante non fa venir meno il procedimento disciplinare; 2.- effettuare l’istruttoria, acquisendo, laddove prodotte, sia le argomentazioni addotte a giustificazione dall’interessato, sia le informazioni anche presso terzi sull’episodio in contestazione, sentendo lo stesso associato, nel caso in cui ne faccia espressa richiesta.
Art. 52 Al termine della fase istruttoria, l’organo adito provvederà in Camera di Consiglio ad emettere la decisione di: archiviazione oppure di applicazione della sanzione disciplinare, disponendo, altresì, il grado della relativa sanzione.
Art. 53 Avverso la sanzione disciplinare irrogata, nei casi in cui è ammesso, l’interessato può proporre appello all’organo superiore competente, come previsto dagli artt. 47 e 48 del presente codice, entro e non oltre 30 giorni dalla data di comunicazione della sanzione irrogata.
Art. 54 Il procedimento previsto per la decisione in appello è identico a quello disposto per il procedimento di primo grado.
Art. 55 La Federpol, per il tramite dei suoi organi regionali e nazionali, provvederà a comunicare alle Prefetture di competenza, le sanzioni disciplinari definitivamente irrogate ai propri associati, per gli eventuali provvedimenti che le stesse vorranno autonomamente assumere nei loro confronti.

 

PRIVACY

Norme sulla privacy
Informativa per il trattamento dei dati personali rivolta a Clienti


(Codice in materia di protezione dei dati personali – art. 13 D.L.gs 196/2003)

Informativa ex art. D.lgs 196/2003

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– Nello svolgimento delle operazioni di trattamento saranno, comunque, sempre adottate tutte le misure tecniche, informatiche, organizzative, logistiche e procedurali di sicurezza, come previste dall’Allegato B del D.lg. 196/03, in modo che sia garantito il livello minimo di protezione dei dati previsto dalla legge. 
– Le metodologie su menzionate, applicate per il trattamento, garantiranno l’accesso ai dati ai soli soggetti specificati ai punti 8) e 9).
Il conferimento dei dati di cui ai punti 1), 2) 3 ) è:
– Obbligatorio per il raggiungimento delle finalità connesse ad obblighi previsti da leggi, regolamenti o normative comunitarie.
– Necessario per una corretta instaurazione, gestione e prosecuzione del rapporto commerciale e/o contrattuale.
– Un eventuale rifiuto, seppur legittimo, a fornire in tutto o in parte i dati su definiti come obbligatori e necessari, potrebbe comportare l’impossibilità di effettuare il normale svolgimento delle operazioni aziendali e la regolare erogazione dei prodotti/servizi richiesti.
Il conferimento dei dati personali raccolti per le finalità di cui al punto 4 ) è facoltativo.
I soggetti o le categorie di soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati o a cui potranno essere comunicati i dati sono i Responsabili aziendali, Responsabili Esterni incaricati alla gestione della Privacy o Società del Gruppo, Fornitori di Servizi IT, Agenzie Pubblicitarie e di Ricerca di Mercato, Partner Commerciali, Aziende di Consulenza, Studi e Associazioni di Liberi Professionisti, Agenzie di Rappresentanza, Istituti Bancari e Assicurativi, Società di Recupero Crediti, Studi Legali, Studi Commercialisti e di Consulenza del Lavoro, Società di Revisione e Società di Trasporto e Logistica 
– Per l’elenco aggiornato si rimanda alla “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”
Qualora il trattamento potesse riguardare anche dati personali rientranti nel novero dei dati "sensibili"(vale a dire dati idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale) o “giudiziari” il trattamento sarà effettuato nei limiti indicati dalle Autorizzazioni Generali del Garante Privacy, secondo le modalità previste dal D.lg. 196/03 e per le finalità strettamente necessarie al regolare svolgimento dell’attività aziendale, delle operazioni relative all’erogazione di prodotti/servizi e all’adempimento di obblighi contrattuali e/o di legge/regolamento
I dati in questione non saranno comunicati ad altri soggetti oltre a quelli previsti nella presente informativa e/o specificati nella “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”; i dati idonei a rivelare lo stato di salute dell'interessato non saranno comunque in alcun caso diffusi.
I dati trattati potranno essere comunicati a terzi di cui ai punti 8) e 9) stanziati in altri paesi appartenenti all’Unione Europea o esterni ad essa secondo quanto previsto dal D.lg. 196/03 per le finalità di cui ai punti 1), 2) 3) e 4) e secondo le modalità di cui al punto 5).
I dati raccolti per finalità commerciali e di profilazione di cui al punto 4) potranno essere ceduti a terzi anche a titolo oneroso.
L’elenco aggiornato con gli estremi identificativi di tutti i Responsabili del Trattamento, o dei soggetti a cui sono stati comunicati e/o ceduti i dati personali potrà essere da Lei richiesto in qualunque momento al Responsabile Interno Privacy Clienti, che provvederà immediatamente a renderglielo disponibile.
In ogni momento potrà, inoltre, anche esercitare i Suoi diritti nei confronti del Titolare del Trattamento, ai sensi dell'art. 7 del D.lg. 196/03, che per Sua comodità riproduciamo integralmente: 
Decreto Legislativo n.196/2003 - Art. 7 - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti

1) L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.

2) L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione:

(a) dell'origine dei dati personali;
(b) delle finalità e modalità del trattamento;
(c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici;
(d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2;
(e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.

3) L'interessato ha diritto di ottenere:

(a) l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati;
(b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
(c) l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.

4) L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:

(a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
(b) al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

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